Glossario DSA: le sigle e le parole del percorso
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Nel percorso per la certificazione DSA si incontrano molte sigle e parole tecniche, di scuola e di sanità, che spesso cambiano da regione a regione. Qui le spieghiamo in parole semplici, divise per argomento. Nelle nostre guide le trovate sottolineate a puntini: toccandole si apre la stessa spiegazione, senza lasciare la pagina.
Sezioni: La scuola · Leggi, decreti e atti ufficiali · La diagnosi e la certificazione · Lo sviluppo e le abilità · Trattamenti e strumenti · Il servizio sanitario · I servizi per l'infanzia e l'adolescenza · Le parole della ricerca
La scuola
- Attestato (al posto del diploma): Alle superiori, il documento che riceve chi ha seguito un percorso con prove diverse da quelle della classe (non equipollenti), per esempio con l'esonero dalle lingue. Descrive il percorso e le competenze raggiunte, ma non vale come diploma.
- Attività di recupero: Esercizi in più che la scuola propone a chi resta indietro, alla classe o a piccoli gruppi. Se le difficoltà restano nonostante il recupero, la scuola deve avvisare la famiglia ed è un motivo per chiedere una valutazione.
- BES (Bisogni Educativi Speciali): Tutti gli alunni che hanno bisogno di un'attenzione in più, per un periodo o per sempre: comprende disabilità, DSA e altri disturbi, svantaggio linguistico o sociale. Senza certificazione la scuola può fare un piano personalizzato; con la certificazione DSA le misure sono un diritto. Approfondisci
- Ciclo scolastico: La scuola italiana ha due cicli: il primo comprende primaria e media, il secondo le superiori. Il passaggio di ciclo è quindi quello dalla terza media alle superiori. Alcune regioni parlano invece di cambio di «ordine» o «grado» di scuola. Approfondisci
- Consiglio di classe: Gli insegnanti della classe riuniti. Alle medie e alle superiori prepara il PDP insieme alla famiglia; alla primaria lo preparano gli insegnanti della classe (il team dei docenti).
- Coordinatore di classe: L'insegnante che coordina il lavoro della classe e tiene i rapporti con le famiglie. Di solito è la prima persona a cui rivolgersi per il PDP.
- CTS (Centri Territoriali di Supporto): Scuole che fanno da punto di riferimento per la loro zona: prestano ausili e tecnologie, anche per i DSA, e danno consulenza agli insegnanti.
- Didattica individualizzata e personalizzata: Individualizzata: attività mirate per rafforzare un'abilità o il metodo di studio. Personalizzata: il modo in cui l'insegnante adatta le lezioni al modo di imparare dell'alunno. Gli obiettivi restano quelli della classe.
- Dirigente scolastico: È il preside. Riceve la certificazione, firma il PDP e ne coordina la preparazione e la revisione.
- Dispensa dagli scritti di lingua straniera: Lo studente non fa le prove scritte di lingua straniera e le sostituisce con prove orali. Servono una certificazione che la chieda, la richiesta della famiglia e il sì del consiglio di classe. Non cambia il diploma. Approfondisci
- Disturbi evolutivi specifici: Nella Direttiva del 2012 sui BES, il gruppo che comprende i DSA e altri disturbi dello sviluppo, come quelli del linguaggio, della coordinazione motoria e dell'attenzione (ADHD).
- Esame di Stato: L'esame ufficiale alla fine di un ciclo di scuola: l'esame di terza media e la maturità. Lo studente con DSA può avere tempi più lunghi e usare gli strumenti del PDP, se già usati durante l'anno o ritenuti utili per la prova. Approfondisci
- Esonero dalle lingue straniere: Nei casi più gravi lo studente non studia la lingua straniera e segue un percorso differenziato. Lo chiede la famiglia e lo approva il consiglio di classe. Alle superiori porta a un attestato e non al diploma. Approfondisci
- Funzionamento intellettivo limite: Capacità intellettive un po' sotto la media, ma non tanto da parlare di disabilità intellettiva. La Direttiva sui BES lo considera un caso di confine.
- Individuazione precoce: Le attività con cui la scuola, già alla scuola dell'infanzia e nei primi anni della primaria, cerca di accorgersi presto dei bambini che potrebbero avere un DSA, per aiutarli subito. Non è una diagnosi.
- Insegnante di sostegno: Un insegnante specializzato assegnato alla classe in cui c'è un alunno con disabilità certificata (Legge 104/1992). Con la sola certificazione DSA non è previsto.
- Misure dispensative: Evitano allo studente prove rese troppo faticose dal disturbo, per esempio leggere ad alta voce davanti alla classe o copiare dalla lavagna. Sono misure dispensative anche più tempo o meno esercizi nelle verifiche. Non abbassano gli obiettivi. Approfondisci
- Patto educativo: L'accordo tra scuola e famiglia previsto dalle Linee guida del Ministero: i genitori condividono le scelte del PDP e autorizzano gli insegnanti ad applicare strumenti e misure.
- PDP (Piano Didattico Personalizzato): Il documento in cui la scuola scrive, materia per materia, gli strumenti, le misure e il modo di verificare e valutare per lo studente con DSA. Si prepara con la famiglia, di norma entro il primo trimestre. Approfondisci
- PEI (Piano Educativo Individualizzato): Il piano per gli alunni con disabilità certificata (Legge 104/1992), di solito con l'insegnante di sostegno. Per i DSA si usa il PDP, non il PEI.
- Potenziamento: Attività mirate, a scuola o con uno specialista, per rafforzare un'abilità che fa fatica a svilupparsi, per esempio i suoni delle parole o il calcolo. Si propone anche prima di una diagnosi, quando ci sono segnali di rischio.
- Primo trimestre: I primi mesi dell'anno scolastico, all'incirca da settembre a dicembre. Le Linee guida chiedono che il PDP sia pronto entro questo periodo, se la certificazione è stata consegnata a inizio anno.
- Protocollo (della scuola): Il registro ufficiale in cui la segreteria annota ogni documento ricevuto, con un numero e una data. Chiedete il numero di protocollo: è la prova che avete consegnato la certificazione e quando.
- Prove differenziate (non equipollenti): Prove con obiettivi diversi da quelli della classe. Alle superiori portano a un attestato e non al diploma; all'esame di terza media il diploma resta valido.
- Prove INVALSI: Test uguali in tutta Italia su italiano, matematica e, in alcune classi, inglese. Si fanno in seconda e quinta primaria, in terza media e in seconda e quinta superiore. In terza media e in quinta superiore farle è necessario per essere ammessi all'esame. Approfondisci
- Referente DSA: L'insegnante che a scuola segue i temi dei DSA, informa colleghi e famiglie e fa da tramite. Non tutte le scuole lo hanno. Esiste anche un referente regionale, presso l'Ufficio scolastico regionale.
- Scheda della scuola (segnalazione o primo invio): Il modulo con cui la scuola descrive le difficoltà dell'alunno e gli interventi già fatti. In molte regioni va portato al servizio sanitario, spesso con l'impegnativa. Il nome cambia da regione a regione.
- Scheda di collaborazione scuola-famiglia (Piemonte): In Piemonte, il modulo che insegnanti e famiglia compilano insieme quando le difficoltà persistono nonostante gli interventi della scuola; presentato all'ASL, fa partire il percorso diagnostico. Approfondisci
- Screening: Prove brevi, uguali per tutta la classe, per capire quali bambini hanno bisogno di più attenzione. Non fa diagnosi: segnala sempre più bambini di quelli che hanno davvero un disturbo. Approfondisci
- Scuola secondaria di primo e di secondo grado: I nomi ufficiali delle medie (secondaria di primo grado) e delle superiori (secondaria di secondo grado).
- Strumenti compensativi: Strumenti che fanno al posto dello studente la parte del compito resa difficile dal disturbo, lasciandogli quella che conta: per esempio sintesi vocale, calcolatrice, mappe concettuali, computer con correttore. Approfondisci
- Svantaggio socioeconomico, linguistico, culturale: Difficoltà a scuola che non dipendono da un disturbo ma, per esempio, dal fatto che il bambino conosce ancora poco l'italiano o vive una situazione familiare difficile. Rientra nei Bisogni Educativi Speciali.
- Ufficio scolastico regionale: L'ufficio del Ministero dell'Istruzione in ogni regione: coordina le scuole del territorio, firma con la Regione gli accordi sui DSA e ha un referente regionale per i DSA.
Leggi, decreti e atti ufficiali
- Accordo Stato-Regioni del 2012: L'intesa del 25 luglio 2012 tra Governo e Regioni che indica come si fanno la diagnosi e la certificazione dei DSA, i requisiti dei privati autorizzati e la consegna entro il 31 marzo negli anni finali.
- BUR (Bollettino Ufficiale della Regione): La raccolta ufficiale in cui ogni Regione pubblica leggi e delibere. Ha sigle diverse da regione a regione.
- Circolare ministeriale n. 8 del 2013: Le istruzioni del Ministero dell'Istruzione per applicare la Direttiva sui BES. Dice chi firma il PDP e raccomanda di applicare le misure della Legge 170 anche in attesa della certificazione.
- D.Lgs. 62/2017: Il decreto del 2017 su valutazione ed esami. Regola l'esame di terza media, la maturità e le prove INVALSI, comprese le misure per gli studenti con DSA.
- Decreto del 17 aprile 2013 (individuazione precoce): Il decreto dei Ministeri dell'Istruzione e della Salute con le linee guida per i protocolli regionali che aiutano le scuole ad accorgersi presto dei possibili DSA.
- Decreto del 2021 sui concorsi: Il decreto del 9 novembre 2021 del Ministro per la Pubblica Amministrazione: nei concorsi pubblici i candidati con DSA possono chiedere strumenti compensativi, tempo aggiuntivo fino al 50% e, con grave disgrafia e disortografia documentate, una prova orale al posto dello scritto. Approfondisci
- Decreto, determina, delibera: Atti con cui la Regione o l'azienda sanitaria approva, per esempio, un elenco di privati autorizzati.
- DGR (Deliberazione della Giunta Regionale): Un atto con cui la Giunta, cioè il governo della Regione, prende una decisione. Molte regole regionali sui DSA sono in una DGR.
- Direttiva del 27 dicembre 2012 (BES): Il documento del Ministero dell'Istruzione che ha introdotto i Bisogni Educativi Speciali: chiede alla scuola di personalizzare l'insegnamento anche per alunni senza certificazione. Approfondisci
- DM 5669/2011: Il decreto del Ministero dell'Istruzione del 12 luglio 2011 che mette in pratica la Legge 170 a scuola e all'università: misure didattiche, valutazione, formazione degli insegnanti. Gli sono allegate le Linee guida.
- Gazzetta Ufficiale: La raccolta ufficiale dello Stato in cui escono leggi e decreti: una legge entra in vigore dopo essere stata pubblicata qui.
- Legge 104/1992: La legge sui diritti delle persone con disabilità. A scuola, con la certificazione di disabilità, l'alunno ha il PEI e, se serve, l'insegnante di sostegno. Un DSA da solo rientra nella Legge 170, non nella 104.
- Legge 170/2010: La legge nazionale del 2010 che riconosce dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia e garantisce agli studenti con DSA strumenti e misure a scuola e all'università. Approfondisci
- Linee guida del Ministero dell'Istruzione (2011): Il documento del 2011, allegato al DM 5669/2011, che spiega a scuole e università come applicare la Legge 170: PDP, strumenti, misure, verifiche, lingue straniere. Non va confuso con le linee guida sanitarie dell'Istituto Superiore di Sanità.
- Nota ministeriale 2563 del 2013: Chiarimenti del Ministero dell'Istruzione sui BES: la scuola non certifica i BES, il consiglio di classe decide il piano personalizzato e ne scrive i motivi; distingue tra diagnosi e certificazione.
- Ordinanza sugli esami: Il provvedimento che il Ministero dell'Istruzione pubblica ogni anno con le regole pratiche della maturità di quell'anno, comprese quelle per gli studenti con DSA e con altri BES.
- PEC (posta elettronica certificata): Un'email con valore legale, come una raccomandata con ricevuta di ritorno. Alcune aziende sanitarie chiedono di mandare per PEC le domande di convalida.
- Protocollo regionale (d'intesa): Un accordo scritto tra enti, per esempio Regione, aziende sanitarie e Ufficio scolastico regionale, che stabilisce chi fa cosa nel percorso dei DSA.
- Regioni a statuto speciale e province autonome: Valle d'Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna, con le province autonome di Trento e Bolzano. Hanno più poteri delle altre regioni e applicano la Legge 170 con regole proprie.
La diagnosi e la certificazione
- ADSA, SDSA (Marche): Nelle Marche, le due categorie (Ambulatorio DSA e Studio DSA) con cui la Regione accredita i privati che possono fare la diagnosi DSA valida per la scuola.
- Certificazione DSA: Il documento che riporta la diagnosi nel formato previsto dalla legge, con il codice diagnostico e il profilo di funzionamento: è quello che vale per la scuola. In alcune regioni ha un altro nome, per esempio «segnalazione scolastica» in Emilia-Romagna. Approfondisci
- Colloquio di restituzione: L'incontro finale in cui gli specialisti spiegano ai genitori i risultati della valutazione e che cosa fare dopo.
- Commissione medico-legale: Un gruppo di medici dell'azienda sanitaria che accerta ufficialmente una condizione di salute. Per i concorsi pubblici il decreto del 2021 chiede una sua documentazione, o di una struttura pubblica equivalente: leggete bene il bando.
- Comorbidità: La presenza di due o più disturbi nella stessa persona, per esempio dislessia e discalculia, o un DSA e l'ADHD. Approfondisci
- Consensus Conference: Un incontro di esperti che si accordano su come fare diagnosi e trattamento. Per i DSA in Italia ce ne sono state più d'una, dalla prima del 2007; oggi il riferimento principale è la linea guida dell'Istituto Superiore di Sanità del 2022.
- Convalida: Nelle regioni dove una diagnosi privata non vale da sola, la conferma da parte del servizio pubblico, che la rende valida per la scuola. Ha nomi diversi da regione a regione. Approfondisci
- Criteri diagnostici: Le condizioni precise, fissate da manuali e linee guida, che devono esserci per fare una diagnosi. Per i DSA, tra l'altro, bisogna escludere che le difficoltà dipendano da altro: vista o udito, malattie neurologiche, poca scuola, una lingua diversa.
- Diagnosi: Il risultato della valutazione fatta da un'équipe di specialisti. Per la scuola conta la certificazione, cioè la diagnosi scritta nel formato previsto e rilasciata da chi la regione riconosce.
- Disgrafia e «dysgraphia»: In Italia «disgrafia» indica solo un disturbo del gesto di scrivere a mano. La parola inglese «dysgraphia» indica spesso anche difficoltà di ortografia o nello scrivere testi: tenetelo presente se leggete siti o studi stranieri. Approfondisci
- DSA (Disturbi Specifici dell'Apprendimento): Dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia: difficoltà nella lettura, nella scrittura o nel calcolo in bambini con un'intelligenza nella norma, non dovute a problemi di vista o udito né a poca scuola.
- DSAp: Un'altra sigla per Disturbi Specifici dell'Apprendimento, usata in alcune regioni come Toscana e Piemonte. Vuol dire la stessa cosa di DSA.
- DSM-5: Il manuale diagnostico dei disturbi mentali dell'Associazione americana di psichiatria, usato anche in Italia accanto all'ICD; chiama i DSA «disturbo specifico dell'apprendimento».
- Giudizio clinico: La valutazione esperta degli specialisti, che mettono insieme test, storia del bambino e osservazione quando i numeri da soli non bastano.
- ICD-10, F81 (codice diagnostico): L'ICD è la classificazione internazionale delle malattie dell'Organizzazione mondiale della sanità: nell'ICD-10 i DSA sono nella categoria F81. Nella versione più recente, l'ICD-11, sono il «disturbo dello sviluppo dell'apprendimento» (6A03).
- ISS (Istituto Superiore di Sanità): L'ente pubblico di ricerca sulla salute che dipende dal Ministero della Salute. Pubblica le linee guida nazionali, tra cui quella sui DSA del 2022.
- Linea guida ISS (2022): La «Linea guida sulla gestione dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento» pubblicata dall'Istituto Superiore di Sanità nel 2022: è il riferimento scientifico italiano per diagnosi e trattamento.
- Modello di certificazione: Il fac-simile ufficiale su cui va scritta la certificazione. Quello nazionale è nell'Accordo Stato-Regioni del 2012; alcune regioni ne hanno uno proprio (in Umbria, per esempio, il «Referto unico regionale»).
- Nella norma, soglia: «Nella norma» vuol dire che un risultato rientra in ciò che fa la maggior parte dei coetanei. La soglia è il punteggio limite, fissato per accordo tra esperti, sotto cui un risultato si considera troppo basso.
- Parere di conformità: In Emilia-Romagna e in Valle d'Aosta, il parere con cui un gruppo dell'azienda sanitaria (il gruppo di conformità) rende valida per la scuola una diagnosi fatta da un professionista privato.
- Percentile: Il modo in cui spesso si esprime il risultato di un test. Il 10° percentile vuol dire che circa 90 bambini su 100 della stessa età o classe vanno meglio.
- Persistenza: Il fatto che le difficoltà restano nel tempo anche quando il bambino riceve un aiuto adeguato. È una delle condizioni per parlare di DSA.
- Privato accreditato o autorizzato: Centro o professionista privato che la Regione (o un'azienda sanitaria) ha riconosciuto per rilasciare la certificazione DSA valida per la scuola. In Trentino si dice «abilitato». Le regole e i nomi cambiano da regione a regione. Approfondisci
- Profilo di funzionamento: La parte della certificazione che descrive punti di forza e difficoltà, utile agli insegnanti. Di norma si aggiorna al passaggio dalla terza media alle superiori, non prima di tre anni dal precedente, o quando servono strumenti diversi. Alcune regioni hanno regole proprie. Approfondisci
- Protocolli dei test: I fogli su cui lo specialista ha registrato le risposte e i punteggi di ogni test. In alcune regioni, come il Piemonte, servono insieme alla relazione per far convalidare una valutazione privata.
- Punteggi grezzi: Il risultato di un test così com'è (risposte giuste, errori, tempo impiegato), prima di confrontarlo con quello dei bambini della stessa età o classe, per esempio con il percentile.
- Quesito diagnostico: Il dubbio che il medico scrive sull'impegnativa per dire allo specialista che cosa verificare, per esempio «sospetto DSA».
- Referente del caso: Lo specialista dell'équipe che segue il bambino ed è il punto di riferimento della famiglia. Non va confuso con il referente DSA della scuola.
- Referto clinico (Alto Adige): In Alto Adige, il documento valido per la scuola rilasciato dai Servizi psicologici dell'Azienda sanitaria. Riporta per quanto tempo vale. Approfondisci
- Segnalazione scolastica (Emilia-Romagna): In Emilia-Romagna, il nome ufficiale della certificazione DSA valida per la scuola. Si scrive sul modello regionale e si consegna alla scuola. Approfondisci
- Segnali di rischio: Difficoltà che, prima che si possa fare una diagnosi, rendono un po' più probabile un DSA. Non sono un disturbo: servono a proporre subito attività mirate, e spesso si risolvono. Approfondisci
- Test standardizzati: Prove uguali per tutti, con istruzioni precise, i cui risultati si confrontano con quelli di molti bambini della stessa età o classe. Sono la base della diagnosi.
- Valori di riferimento: I risultati ottenuti da molti bambini della stessa età o classe, con cui si confronta il risultato di vostro figlio per capire se è nella media o molto più basso.
- Équipe multidisciplinare: Il gruppo di specialisti che fa la valutazione: di norma neuropsichiatra infantile, psicologo e logopedista.
Lo sviluppo e le abilità
- Abilità visuo-spaziali: La capacità di percepire forme, posizioni e distanze e di orientarsi nello spazio: per esempio copiare un disegno, orientarsi su un foglio, incolonnare i numeri.
- ADHD: Disturbo da deficit di attenzione e iperattività: il bambino fa molta fatica a restare attento, a stare fermo o a controllare gli impulsi. Non è un DSA, ma spesso si presenta insieme a un DSA. Approfondisci
- Automatizzazione: Quando un'abilità, con la pratica, diventa veloce e senza sforzo, come per un adulto leggere una parola. Nei DSA questo passaggio non avviene del tutto: l'abilità resta lenta e faticosa.
- Capacità cognitive adeguate: Un'intelligenza nella norma per l'età, misurata con test appositi. Per la Legge 170 si parla di DSA solo in questo caso: la difficoltà riguarda lettura, scrittura o calcolo, non il ragionamento in generale.
- Decodifica: Trasformare i segni scritti in suoni: riconoscere le lettere e unirle per leggere la parola. È diversa dal capire il testo: si può decodificare a fatica e capire bene.
- Deficit sensoriali, problemi neurologici: Problemi di vista o di udito, oppure malattie del cervello o dei nervi, come l'epilessia. Se le difficoltà dipendono da questi, non si parla di DSA.
- Disturbi del neurosviluppo: Disturbi legati a come si sviluppa il cervello nell'infanzia, che si notano crescendo: ne fanno parte i DSA, l'ADHD, i disturbi del linguaggio, il disturbo della coordinazione motoria e l'autismo.
- Disturbo del linguaggio: Difficoltà importanti e durature a parlare o a capire, non dovute a sordità, disabilità intellettiva o poca esposizione alla lingua. Il ritardo del linguaggio è quando un bambino comincia a parlare più tardi dei coetanei.
- Disturbo della coordinazione motoria: Un disturbo dello sviluppo per cui il bambino è molto più impacciato dei coetanei nei movimenti: correre, prendere una palla, allacciarsi le scarpe, usare le posate. Spesso accompagna la disgrafia.
- Fatti aritmetici: I risultati dei calcoli semplici che si ricordano a memoria, senza contare: per esempio le tabelline o 7 + 5 = 12.
- Fluenza: Leggere o scrivere in modo scorrevole: abbastanza veloce, senza blocchi e senza fatica eccessiva.
- Funzioni attentive: I diversi modi di prestare attenzione: concentrarsi su una cosa ignorando il resto, restare attenti a lungo, dividersi tra più compiti.
- Funzioni esecutive: Le capacità che servono a organizzarsi e a controllare ciò che si fa: pianificare, cominciare e finire un compito, frenare gli impulsi, passare da un'attività all'altra, accorgersi degli errori.
- Lingue trasparenti: Lingue che si scrivono quasi come si pronunciano, come l'italiano. In inglese la stessa lettera ha spesso suoni diversi: per questo gli studi inglesi non valgono sempre per l'italiano.
- Memoria di lavoro: La capacità di tenere a mente per pochi secondi un'informazione mentre la si usa: per esempio ricordare un numero durante un calcolo, o l'inizio di una frase mentre si legge la fine.
- Motricità fine: I movimenti piccoli e precisi di mani e dita: abbottonarsi, ritagliare, infilare perline, tenere la matita.
- Non-parole: Parole che non esistono, come «tanopi», usate nei test. Non si possono riconoscere a memoria: per leggerle o scriverle bisogna davvero trasformare le lettere in suoni, e viceversa.
- Origine neurobiologica: Vuol dire che il disturbo dipende da come funziona il cervello, anche per motivi ereditari, e non da pigrizia, poco impegno o errori dei genitori.
- Pregrafismo: Esercizi della scuola dell'infanzia che preparano alla scrittura: tracciare linee, cerchi, onde e percorsi sul foglio, per allenare la mano e l'uso dello spazio.
- Senso del numero: La capacità intuitiva di capire le quantità: vedere a colpo d'occhio quanti sono pochi oggetti, confrontare due gruppi, contare, comporre e scomporre i numeri.
- Velocità di elaborazione: Quanto velocemente una persona coglie un'informazione semplice e risponde, per esempio confrontando simboli o riconoscendo figure.
Trattamenti e strumenti
- Insegnamento esplicito e sistematico: Un insegnamento in cui l'adulto mostra e spiega passo per passo cosa fare, in un ordine preciso e con esercizi regolari, invece di lasciare che il bambino ci arrivi da solo.
- Interventi multicomponente: Interventi che allenano insieme più abilità: oltre al legame tra lettere e suoni, anche vocabolario, grammatica e strategie per capire o organizzare un testo.
- Logopedista: Il professionista sanitario che valuta e tratta i disturbi del linguaggio, della lettura e della scrittura.
- Mappe concettuali: Schemi che riassumono un argomento con parole chiave collegate da frecce o linee. Aiutano a studiare e a ripassare senza rileggere tutto il testo.
- Neurofeedback: Una tecnica in cui il bambino vede su uno schermo l'attività del proprio cervello, registrata con sensori sulla testa, e prova a modificarla. Per la dislessia le prove sono insufficienti: finora non ha mostrato benefici sulla lettura.
- Neuropsichiatra infantile: Il medico specialista dello sviluppo del bambino e dell'adolescente, compresi i disturbi dell'apprendimento.
- Neuropsicologia: La disciplina che valuta memoria, attenzione, linguaggio, lettura, calcolo e le altre funzioni della mente. Molti servizi per adulti che fanno la diagnosi di DSA si chiamano così.
- Neurostimolazione: Tecniche che stimolano zone del cervello con deboli correnti elettriche o campi magnetici applicati sulla testa. Per la dislessia le prove sono insufficienti.
- Riabilitazione (trattamento): Il trattamento fatto da specialisti sanitari, per esempio logopedista o psicologo, per migliorare un'abilità colpita dal disturbo, come la lettura. Nei DSA non fa «guarire», ma può migliorare le abilità e la vita di tutti i giorni.
- Sintesi vocale: Un programma per computer, tablet o telefono che legge ad alta voce, con una voce artificiale, un testo scritto. È uno degli strumenti compensativi più usati per la dislessia.
- Terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva: Il professionista sanitario che valuta e tratta lo sviluppo del movimento, dell'attenzione e dell'apprendimento nei bambini. Nel Lazio, nell'équipe dei privati autorizzati, può prendere il posto del logopedista.
- Vision therapy, prismi: Esercizi per gli occhi o lenti speciali (prismi) proposti per migliorare la lettura. I bambini con dislessia hanno una vista uguale a quella degli altri: non ci sono prove che questi trattamenti aiutino nella dislessia.
Il servizio sanitario
- AO, AOU: Azienda Ospedaliera, Azienda Ospedaliero-Universitaria. Alcune hanno ambulatori per i DSA.
- ASL (Azienda Sanitaria Locale): L'azienda del Servizio sanitario del vostro territorio. In alcune regioni ha un altro nome: ULSS in Veneto, AUSL o USL in Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Valle d'Aosta, ASP in Sicilia e Calabria.
- ASM (Azienda Sanitaria di Matera): Una delle due aziende sanitarie della Basilicata, accanto all'ASP di Potenza.
- ASP (Azienda Sanitaria Provinciale): Il nome dell'azienda sanitaria in Sicilia e in Calabria; in Basilicata c'è l'ASP di Potenza, accanto all'ASM di Matera.
- ASREM: L'Azienda Sanitaria Regionale del Molise.
- ASST (Aziende Socio-Sanitarie Territoriali): In Lombardia gestiscono ospedali e servizi, compresa la neuropsichiatria infantile del percorso pubblico.
- AST (Aziende Sanitarie Territoriali): Le aziende sanitarie delle Marche.
- ASUGI, ASUFC, ASFO (Friuli Venezia Giulia): Le tre aziende sanitarie territoriali del Friuli Venezia Giulia: Giuliano Isontina (Trieste e Gorizia), Friuli Centrale (Udine) e Friuli Occidentale (Pordenone).
- ASUIT: L'azienda sanitaria della Provincia autonoma di Trento; prima si chiamava APSS. I suoi Poli DSA valutano e certificano i DSA.
- ATS (Agenzie di Tutela della Salute): In Lombardia programmano e controllano i servizi sanitari; per i DSA autorizzano le équipe private e ne pubblicano l'elenco. In Liguria, dal 2026, ATS Liguria è invece l'unica azienda sanitaria della regione.
- Azienda sanitaria: L'ente pubblico che organizza i servizi sanitari di un territorio. Ha nomi diversi da regione a regione (ASL, ULSS, AUSL, ASST, ASP…).
- Comprensorio (Alto Adige): In Alto Adige, ciascuna delle quattro zone in cui è organizzata l'Azienda sanitaria: Bolzano, Merano, Bressanone e Brunico. Ci si rivolge al Servizio psicologico del proprio.
- CUP (Centro Unico di Prenotazione): Il servizio per prenotare visite ed esami nel Servizio sanitario, allo sportello, al telefono o online.
- Dipartimento di Salute Mentale: Il servizio dell'azienda sanitaria che si occupa della salute mentale degli adulti. In alcune regioni organizza anche le valutazioni DSA dopo i 18 anni.
- Distretto sanitario: Una delle zone in cui l'azienda sanitaria divide il suo territorio, con servizi e sedi propri. Di solito ci si rivolge al servizio del distretto in cui si abita.
- Esenzione: Il diritto a non pagare il ticket, per reddito o per altri motivi previsti dalle norme.
- Impegnativa: La prescrizione del medico (pediatra o medico di base) per una visita nel Servizio sanitario. Non tutti i servizi la chiedono per la prima visita DSA.
- IRCCS: Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico: un ospedale che fa anche ricerca.
- Libera professione dei dipendenti (intramoenia): Quando un medico o uno psicologo dipendente dell'azienda sanitaria visita a pagamento, fuori dal suo orario di servizio. In Emilia-Romagna queste diagnosi contano come private: serve il parere di conformità.
- PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale): Il documento con cui una Regione o un'azienda sanitaria descrive le tappe del percorso per un disturbo: chi si occupa di cosa, in che ordine, con quali tempi.
- Presa in carico: Quando un servizio, o la scuola, si occupa di una persona in modo continuativo: la segue, decide gli interventi e la rivede nel tempo.
- SABES (Azienda sanitaria dell'Alto Adige): La sigla dell'Azienda sanitaria dell'Alto Adige. I suoi Servizi psicologici accertano i DSA e rilasciano il referto clinico valido per la scuola.
- SSN (Servizio Sanitario Nazionale): Il servizio sanitario pubblico, organizzato da ogni Regione attraverso le aziende sanitarie.
- Struttura accreditata e convenzionata: Una struttura accreditata ha i requisiti riconosciuti dalla Regione per lavorare con il Servizio sanitario; una convenzionata ha anche un accordo con l'azienda sanitaria, per cui si accede come nel pubblico, di solito con l'impegnativa, pagando solo il ticket.
- Ticket: La quota che si paga per una prestazione del Servizio sanitario, se non si è esenti.
- ULSS (Unità Locale Socio-Sanitaria): Il nome delle aziende sanitarie del Veneto.
- UOC, UOS, UOSD: Unità Operativa Complessa, Semplice, Semplice Dipartimentale: i nomi dei reparti e dei servizi dentro un'azienda sanitaria.
- USL, AUSL (Unità Sanitaria Locale, Azienda USL): Il nome delle aziende sanitarie in regioni come Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Valle d'Aosta.
I servizi per l'infanzia e l'adolescenza
- Età evolutiva: L'infanzia e l'adolescenza, cioè gli anni della crescita. È anche il nome dei servizi per i bambini in molte ULSS del Veneto.
- GDSAp (Piemonte): In Piemonte, il gruppo DSA dell'ASL che rilascia la certificazione.
- NPI, NPIA (Neuropsichiatria Infantile): Neuropsichiatria Infantile, Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza: il servizio pubblico che valuta i DSA nella maggior parte delle regioni. È il nome più diffuso.
- Polo DSA (Trentino): In Trentino, il servizio pubblico dell'azienda sanitaria che valuta e certifica i DSA. I poli per i minori sono quattro (Nord, Ovest, Est e Sud); per i maggiorenni ce n'è uno a Rovereto.
- Servizi psicologici (Alto Adige): In Alto Adige, i servizi dell'Azienda sanitaria che fanno l'accertamento dei DSA e rilasciano il referto clinico valido per la scuola. Ce n'è uno per comprensorio.
- TSMREE (Lazio): Tutela Salute Mentale e Riabilitazione in Età Evolutiva: il nome del servizio nel Lazio.
- UFSMIA (Toscana): Unità Funzionale Salute Mentale Infanzia e Adolescenza: il nome del servizio in Toscana.
- UMEE (Marche): Unità Multidisciplinari Età Evolutiva: il nome del servizio nelle Marche.
- UONPIA (Lombardia): Unità Operativa di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza: il nome del servizio in Lombardia.
Le parole della ricerca
- Assegnazione casuale (studio randomizzato): I partecipanti vengono divisi tra i gruppi a caso, per sorteggio. È il modo più affidabile per confrontare due trattamenti.
- Buona pratica clinica: Un'indicazione delle linee guida basata sull'esperienza e sull'accordo degli esperti, data quando gli studi non bastano ma la cosa è considerata utile.
- Certezza delle prove: Quanto possiamo fidarci che il risultato degli studi sia quello vero. Le linee guida la giudicano alta, moderata, bassa o molto bassa: «bassa» vuol dire che nuovi studi potrebbero cambiare il risultato.
- Effetto piccolo, moderato, grande: Nelle ricerche, quanto un trattamento cambia in media i risultati rispetto a chi non lo fa. Moderato: un miglioramento visibile ma non grande. Piccolo: reale ma limitato.
- Gruppo di controllo: In uno studio, il gruppo che non riceve il trattamento (o ne riceve un altro), con cui si confrontano i risultati. Senza, non si sa se un miglioramento sia dovuto al trattamento o alla crescita.
- Meta-analisi: Una ricerca che mette insieme i risultati di molti studi sulla stessa domanda, per avere una risposta più affidabile di un singolo studio.
- Placebo: Un finto trattamento, senza effetto proprio, usato negli studi per capire quanto del miglioramento dipenda dal trattamento vero e quanto dall'aspettativa.
- Raccomandazione condizionata: Un'indicazione delle linee guida da valutare caso per caso, di solito perché le prove sono meno sicure. Il verbo usato è «si suggerisce».
- Raccomandazione forte: Un'indicazione delle linee guida da seguire nella maggior parte dei casi; il verbo usato è «si raccomanda». Può essere forte anche quando la certezza delle prove è bassa, come per alcune raccomandazioni sulla dislessia.
- Revisione Cochrane: Una revisione sistematica fatta con regole molto rigorose da Cochrane, una rete internazionale e indipendente di ricercatori.
- Revisione sistematica: Una raccolta di tutti gli studi su una domanda, cercati e valutati con regole precise e dichiarate. Spesso contiene una meta-analisi.
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