DSA e bambini bilingui: come si distingue una difficoltà di lingua da un disturbo
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Vostro figlio parla un'altra lingua in famiglia e a scuola fa fatica a leggere, a scrivere o a studiare. È la lingua, che richiede tempo, oppure c'è un Disturbo Specifico dell'Apprendimento (DSA)? Distinguere le due cose non è semplice, nemmeno per gli specialisti. Questa guida spiega come si fa, secondo le linee guida dell'Istituto Superiore di Sanità.
In breve
- L'italiano "di tutti i giorni" si impara in 1-3 anni; l'italiano dello studio (leggere e scrivere testi, esporre) può richiedere 5-7 anni. Andare peggio dei compagni non significa per forza avere un DSA.
- Il rischio è doppio: vedere un disturbo che non c'è, oppure non vederlo perché si attribuisce tutto alla lingua.
- La valutazione deve partire dalla storia linguistica del bambino, che raccontate voi genitori: preparate qualche appunto su quali lingue si parlano in casa, da quando sente l'italiano e come parla nella lingua di casa (cosa raccontare allo specialista).
- Spesso gli specialisti fanno una seconda valutazione dopo almeno 6 mesi di aiuto mirato: se le difficoltà restano nonostante l'aiuto, è più probabile un disturbo.
- Dopo circa 2 anni di scuola in italiano, i bambini bilingui senza difficoltà di solito leggono le singole parole come i compagni. Un vocabolario povero o un testo capito a fatica, invece, sono frequenti per anni.
- Parlare più lingue non causa un DSA e non lo esclude.
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Chi è un bambino bilingue
Secondo le linee guida è bilingue chi usa due o più lingue nella vita quotidiana, anche se le conosce a livelli diversi. Quindi anche un bambino che in famiglia parla la lingua d'origine dei genitori (o una lingua minoritaria) e a scuola e con gli amici parla italiano.
Non conta solo "quanto bene" parla. Conta da quando è esposto all'italiano. Le linee guida distinguono tre situazioni:
| Esposizione all'italiano | |
|---|---|
| Bilinguismo simultaneo | Due lingue in modo continuativo dalla nascita |
| Bilinguismo precoce | Italiano in modo continuativo entro i 3-4 anni |
| Bilinguismo tardivo | Italiano dopo i 5 anni |
Le storie sono molto diverse tra loro: bambini nati in Italia, bambini arrivati a scuola già iniziata, bambini adottati da un altro Paese. Per questo non esiste una regola uguale per tutti.
Perché è difficile capire
Le linee guida spiegano che non tutte le competenze in una nuova lingua crescono con la stessa velocità:
- la lingua parlata e i suoni dell'italiano si sviluppano in circa 1-3 anni di esposizione continuativa;
- le competenze scolastiche (leggere e capire testi, scrivere, esporre un argomento) possono richiedere dai 5 ai 7 anni.
Un bambino può quindi parlare bene l'italiano e allo stesso tempo avere risultati più bassi dei compagni nei compiti scolastici più complessi, senza avere un DSA. Per gli specialisti il rischio è di sbagliare in due direzioni:
- vedere un disturbo che non c'è, confondendo il tempo che serve per imparare la lingua con un disturbo;
- non vedere un disturbo che c'è, pensando che tutto dipenda dal bilinguismo.
Anche un grave svantaggio economico o sociale può rallentare l'apprendimento dell'italiano, e va considerato.
Fase della lingua o DSA? Cosa dicono i dati
Le linee guida dell'Istituto Superiore di Sanità hanno messo insieme 27 studi, soprattutto europei e anche italiani, che confrontano bambini bilingui e monolingui, con e senza difficoltà di apprendimento (la lingua più studiata è l'inglese). Ne esce un quadro coerente, anche se basato su prove ancora deboli, di cosa è normale mentre si impara l'italiano; altri studi, italiani e stranieri, vanno nella stessa direzione (li trovate nella sezione sulle ricerche, più sotto).
| Di solito fa parte dell'imparare l'italiano | Merita un approfondimento |
|---|---|
| Capire un testo scritto meno bene dei compagni | Dopo almeno 2 anni di scuola in italiano, leggere ancora con molta fatica le singole parole, o parole inventate come "tanopi" |
| Leggere un brano più lentamente o con più errori | Se ci sono già difficoltà a leggere o scrivere: difficoltà a ripetere parole inventate, o di attenzione e organizzazione (le "funzioni esecutive"), trovate dallo specialista nei test |
| Più errori dei compagni nel dettato, alla primaria | Nessun miglioramento, o miglioramenti molto piccoli, dopo almeno 6 mesi di aiuto mirato |
| Vocabolario più povero in italiano, fatica a trovare le parole, frasi con errori di grammatica | Difficoltà già nella prima lingua: ritardi nel parlare, un vocabolario povero anche nella lingua di casa o, se ha imparato a leggere anche in quella lingua, difficoltà anche lì |
Anche contare e fare i conti a voce più lentamente in italiano può essere normale, se i numeri il bambino li ha imparati in un'altra lingua; e nelle prove di matematica piene di parole un bambino bilingue può andare peggio anche senza un disturbo.
Perché proprio le singole parole? Negli studi, i bambini bilingui senza difficoltà leggono parole e parole inventate come i compagni, mentre nel brano e nella comprensione vanno peggio anche senza avere un disturbo. Per questo le linee guida suggeriscono agli specialisti di guardare soprattutto la lettura di parole e parole inventate: con il brano si rischierebbe di vedere molti disturbi che non ci sono.
Una spiegazione semplice: in italiano, che si legge quasi come si scrive, leggere una parola dipende soprattutto dal saper legare lettere e suoni, mentre capire un testo richiede di conoscere bene la lingua (parole, frasi, modi di dire).
Il segnale più utile è l'andamento nel tempo. Nei bambini bilingui senza disturbo le differenze con i compagni si riducono con gli anni. Nella comprensione del testo, secondo i dati raccolti dalle linee guida, gli studi non trovano più differenze importanti dalla scuola media. Nella scrittura le differenze sono evidenti fino alla fine della primaria; i pochi dati sugli anni successivi indicano che si riducono. Se invece, con anni di scuola e con un aiuto mirato, le difficoltà nella lettura delle parole restano, è più probabile un disturbo.
Attenzione: la tabella serve per capire, non per fare da soli la diagnosi. I segnali della seconda colonna sono motivi per parlarne con gli insegnanti e con uno specialista, non la prova che ci sia un DSA. E quelli della prima colonna non escludono un DSA se ci sono anche gli altri.
Come deve essere fatta la valutazione
Queste sono le indicazioni delle linee guida dell'Istituto Superiore di Sanità. Tra parentesi trovate quanto è forte ciascuna indicazione.
1. Si parte dalla storia linguistica (buona pratica clinica). Con questionari e colloqui con i genitori si raccolgono almeno:
- le lingue parlate in famiglia, e quali il bambino capisce e parla;
- l'età in cui ha iniziato a sentire l'italiano in modo continuativo;
- come si è sviluppata la prima lingua, per capire se c'erano ritardi nel linguaggio;
- quanto e come il bambino sente e usa ciascuna lingua, in casa e fuori.
2. Se i dubbi restano, si rivaluta dopo un periodo di aiuto (buona pratica clinica). Alla primaria, se la storia linguistica non è chiara o l'italiano è arrivato tardi, ma il bambino ha almeno 2 anni di scuola in italiano, si fa una seconda valutazione dopo almeno 6 mesi di attività di potenziamento, a scuola o con uno specialista. Si fa la diagnosi solo se i miglioramenti attesi non arrivano o se le difficoltà restano importanti.
3. Test adatti ai bilingui (raccomandazione forte, prove molto limitate). Per dislessia e disortografia si raccomanda di usare, quando esistono, test con valori di riferimento raccolti su bambini bilingui. Le linee guida riconoscono che in Italia ne esistono ancora pochi.
4. Se si usano test pensati per bambini che parlano solo italiano (per bambini con almeno 2 anni di scuola in italiano):
- per la lettura si suggerisce di usare le prove di lettura di parole e parole inventate e non quella di un brano;
- per la scrittura, alla primaria, gli errori nei test non sono un indicatore affidabile di disortografia. Di norma la diagnosi di disortografia si fa alla fine della primaria, salvo difficoltà molto gravi o che non migliorano con un intervento mirato;
- una prestazione bassa nella comprensione del testo non va considerata un segno di disturbo (raccomandazione forte);
- un vocabolario povero in italiano non è un indizio di DSA; difficoltà nella memoria dei suoni o nelle funzioni esecutive, invece, possono rendere la diagnosi più probabile;
- per il calcolo è meglio usare prove in cui domande e risposte dipendono poco dalla lingua.
Un limite dichiarato. Le linee guida riconoscono che mancano ancora test italiani con valori per bambini bilingui, studi sul calcolo e ricerche sugli interventi più adatti. Anche per questo il giudizio clinico dell'équipe resta importante.
Cosa raccontare allo specialista
Siete voi a conoscere meglio la storia linguistica di vostro figlio. Prima della valutazione può essere utile preparare qualche appunto.
- Quali lingue si parlano in casa, e chi parla con il bambino in ciascuna lingua.
- Dove è nato e, se è arrivato in Italia più tardi, a che età.
- Da quando sente l'italiano ogni giorno: nido, scuola dell'infanzia, primaria.
- Come ha imparato a parlare nella prima lingua: quando ha detto le prime parole e le prime frasi, se qualcuno aveva notato ritardi.
- Se ha imparato a leggere o scrivere anche nell'altra lingua, e con quali risultati.
- Quanto usa oggi ciascuna lingua: con i fratelli, con gli amici, per guardare cartoni o video.
- Se in famiglia qualcuno ha avuto difficoltà a leggere, scrivere o fare i calcoli.
- Le osservazioni degli insegnanti, i quaderni, le pagelle e le eventuali valutazioni precedenti, anche fatte in un altro Paese.
Se non parlate bene l'italiano, chiedete al centro se è possibile avere un mediatore linguistico-culturale o farvi accompagnare da una persona di fiducia.
Scegliere il centro
Quando contattate un centro o un servizio, potete chiedere:
- se ha esperienza con bambini bilingui;
- se raccoglie la storia linguistica con i genitori;
- se usa, quando disponibili, test con valori per bambini bilingui;
- se, in caso di dubbi, prevede una seconda valutazione dopo un periodo di potenziamento.
Altre domande utili: Cosa chiedere a un centro prima di prenotare.
E a scuola, nel frattempo?
La scuola non deve aspettare una diagnosi per aiutare. Le indicazioni nazionali sui Bisogni Educativi Speciali comprendono anche lo svantaggio linguistico e culturale: il consiglio di classe può decidere attività di recupero e misure personalizzate, anche temporanee, senza certificazione. Cosa cambia con la certificazione e senza: BES e DSA.
Se la valutazione trova un DSA, la certificazione dà diritto al Piano Didattico Personalizzato previsto dalla Legge 170, come per tutti gli altri studenti: Cos'è la certificazione DSA e a cosa serve.
Domande frequenti
Dobbiamo smettere di parlare la nostra lingua in casa? Nessuna raccomandazione delle linee guida chiede alle famiglie di rinunciare alla propria lingua. Anzi, lo sviluppo nella prima lingua è un'informazione utile agli specialisti per capire se ci sono difficoltà. Se avete dubbi, parlatene con lo specialista che segue vostro figlio.
Nostro figlio ha un vocabolario povero in italiano: è un segno di DSA? No, da solo no. Per un bambino che sta imparando l'italiano è atteso, e le linee guida dicono di non considerarlo un indizio di DSA. Conta di più come legge le singole parole e come cambiano le cose nel tempo.
Parlare due lingue può causare un DSA? No. I DSA hanno un'origine neurobiologica. Il bilinguismo può rendere più difficile riconoscerli, ma non li provoca e non li esclude.
Mio figlio è in Italia da un anno: ha senso fare subito la valutazione? Spesso è presto. Le linee guida parlano di bambini con almeno 2 anni di scuola in italiano e, nei casi dubbi, di una seconda valutazione dopo almeno 6 mesi di potenziamento. Nel frattempo potete chiedere alla scuola attività di supporto per l'italiano. Se però notavate difficoltà già nella prima lingua, ditelo al pediatra: è un'informazione importante.
La valutazione si può fare nella nostra lingua? Dipende dal centro e dai test disponibili, che per molte lingue sono pochi. Chiedetelo al momento del contatto.
Il bambino è stato adottato da un altro Paese: vale lo stesso? Sì, le linee guida citano espressamente anche i bambini con adozione internazionale tra le situazioni da considerare. Raccontate allo specialista tutto quello che sapete della sua storia, anche linguistica.
Cosa dicono le ricerche e quanto sono solide
- Risultato coerente, ma con prove ancora deboli (le linee guida giudicano bassa la certezza delle prove, cioè la fiducia che i risultati siano quelli veri): i bambini bilingui senza difficoltà leggono le singole parole come i compagni, mentre sono normalmente più deboli in vocabolario e comprensione del testo. Lo dicono la sintesi della linea guida (anche con studi italiani) e gli studi stranieri riportati più sotto.
- Indicazioni utili, ma con prove deboli: quali prove usare per la diagnosi e come leggerle. Le linee guida dell'Istituto Superiore di Sanità giudicano bassa o molto bassa la certezza delle prove per le raccomandazioni sui test; le altre (storia linguistica, seconda valutazione, calcolo) sono indicazioni di buona pratica clinica.
- Promettente, da confermare: in uno studio italiano (Milano, 2022) i bambini che leggevano male facevano più fatica a ripetere parole inventate, sia che fossero bilingui sia che non lo fossero; l'unica prova in cui i bilingui andavano peggio solo perché bilingui era la ripetizione di frasi. Sono pochi bambini: servono altri studi prima di usarlo per la diagnosi.
- Il calcolo: in uno studio del 2026 su 311 bambini della primaria seguiti da servizi sanitari pubblici del Nord Italia, i bambini bilingui senza difficoltà andavano peggio dei compagni solo nelle prove di matematica con molte parole da capire, e come loro in quelle con poco linguaggio; i bilingui con discalculia avevano difficoltà simili a quelle dei compagni con discalculia.
- Dall'estero: una grande sintesi internazionale (82 studi, soprattutto in inglese) trova lo stesso andamento per lettura delle parole, comprensione e vocabolario. Una revisione del 2026 su 23 studi stranieri trova che le prove di lettura delle parole, di velocità di lettura e sui suoni delle parole indicano abbastanza bene quali bambini bilingui rischiano difficoltà di lettura, quelle di comprensione meno bene. In uno studio canadese su quasi mille bambini, di cui circa 190 imparavano l'inglese come seconda lingua, con un insegnamento esplicito di lettere e suoni per tutti, alla fine della seconda primaria i bambini che imparavano l'inglese leggevano come i compagni madrelingua.
- Pochi dati: la scrittura (pochi studi, con risultati diversi tra l'italiano e altre lingue), cosa succede dopo la scuola primaria, il calcolo (a parte lo studio citato sopra).
- Non sappiamo ancora: se e quanto conti la distanza tra le lingue (per esempio tra italiano e cinese, o tra italiano e spagnolo).
Fonti
- Istituto Superiore di Sanità, Linea guida sulla gestione dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento (20/01/2022), Quesito 7 "DSA in bambini bilingui": documento PDF. In particolare: premessa e svantaggio socio-economico (p. 70); storia linguistica e tipi di bilinguismo (raccomandazione 7.1, p. 71); seconda osservazione dopo almeno 6 mesi (raccomandazione 7.2, p. 71); test con valori per bilingui e prove di lettura (raccomandazioni 7.3-7.4, p. 72); scrittura e disortografia (raccomandazioni 7.5-7.6, pp. 72-73); comprensione del testo, vocabolario, memoria fonologica e funzioni esecutive (raccomandazioni 7.7-7.8, p. 73); calcolo (raccomandazione 7.9, p. 73); limiti della ricerca (p. 74); definizione di bilinguismo, tempi di sviluppo della lingua (1-3 e 5-7 anni), adozione internazionale, falsi positivi e negativi (pp. 252-254); meta-analisi della linea guida sul confronto tra bilingui e monolingui, con e senza difficoltà, e andamento negli anni di scuola (pp. 255-266); giustificazioni delle raccomandazioni 7.1-7.9 (pp. 267-276).
- Legge 8 ottobre 2010, n. 170 (DSA e Piano Didattico Personalizzato).
- MIUR, Direttiva del 27/12/2012 "Strumenti d'intervento per alunni con bisogni educativi speciali" (area dello svantaggio socio-economico, linguistico e culturale) e Nota n. 2563 del 22/11/2013.
Studi citati (6)
- Melby-Lervåg M, Lervåg A. Reading comprehension and its underlying components in second-language learners: a meta-analysis of studies comparing first- and second-language learners. Psychological Bulletin 2014;140(2):409-433. doi:10.1037/a0033890
- Riva A, Musetti A, Bomba M, Milani L, Montrasi V, Nacinovich R. Language-Related Skills in Bilingual Children With Specific Learning Disorders. Front Psychol 2021;11:564047. doi:10.3389/fpsyg.2020.564047
- Lai J, Rice M, Quinonez-Beltran JF, Pittman RT, Joshi RM. Identifying Emergent Bilinguals at Risk for Reading Difficulties: A Systematic Review of Criterion-Validity of Existing Assessments. J Learn Disabil 2026;59(1):4-19. doi:10.1177/00222194251331533
- Lesaux NK, Siegel LS. The development of reading in children who speak English as a second language. Dev Psychol 2003;39(6):1005-1019. doi:10.1037/0012-1649.39.6.1005
- Taha J, Carioti D, Stucchi N, et al. Identifying the risk of dyslexia in bilingual children: The potential of language-dependent and language-independent tasks. Front Psychol 2022;13:935935. doi:10.3389/fpsyg.2022.935935
- Bonifacci P, Porrelli M, Rapino A, et al. Mathematical skills in heritage bilingual children with and without developmental dyscalculia: A comparative study. Res Dev Disabil 2026;168:105189. doi:10.1016/j.ridd.2025.105189
Fonti internazionali consultate il 30/09/2026 (abstract).
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