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PDP per DSA: cos'è il Piano Didattico Personalizzato e come funziona

Ultimo aggiornamento:

Avete consegnato la certificazione DSA e la scuola vi parla di PDP. Il Piano Didattico Personalizzato è il documento in cui la scuola mette per iscritto, materia per materia, come lavorerà con vostro figlio: quali strumenti potrà usare, da quali prove sarà dispensato, come verrà interrogato e valutato. Qui trovate cosa deve contenere, chi lo prepara e chi lo firma, entro quando va fatto, ogni quanto si rivede e cosa fare se non arriva o non viene rispettato, con le norme di riferimento.

In breve

  • Con la certificazione DSA la scuola deve mettere per iscritto gli interventi per vostro figlio, di norma nel PDP, entro il primo trimestre.
  • Lo prepara il consiglio di classe (alla primaria, gli insegnanti della classe) insieme alla famiglia; lo firmano il dirigente scolastico, i docenti e i genitori.
  • Contiene almeno: tipo di disturbo, attività individualizzate e personalizzate, strumenti compensativi, misure dispensative, modalità di verifica e di valutazione, per ogni materia coinvolta.
  • Conta anche agli esami di terza media e di maturità e nelle prove INVALSI.
  • Se non arriva o non viene applicato: parlatene prima con gli insegnanti, poi con il dirigente scolastico.
In questa pagina (9 sezioni)

Da dove parte: la consegna della certificazione

Il PDP per un alunno con DSA nasce dalla certificazione. È la famiglia, o lo studente se è maggiorenne, a consegnarla alla scuola, che da quel momento deve attivarsi. Il dirigente scolastico la acquisisce al protocollo e la condivide con gli insegnanti.

In pratica: consegnatela in segreteria, chiedete il numero di protocollo e tenetevene una copia. Se non sapete se consegnarla, ne parliamo in Certificazione DSA: pro e contro.

Negli anni finali di un ciclo (terza media e quinta superiore) la certificazione va consegnata di norma entro il 31 marzo, per gli esami; la prima certificazione si consegna quando arriva. Alcune regioni hanno regole proprie: in Veneto il termine è il 15 febbraio. Tutte le scadenze regione per regione: Rinnovo e aggiornamento della certificazione DSA.

Cosa deve contenere

Le Linee guida del Ministero (2011) indicano le voci minime, da scrivere per ogni materia coinvolta dal disturbo:

Voce Cosa vuol dire, in parole semplici
Dati anagrafici e tipo di disturbo Chi è lo studente e quale DSA risulta dalla certificazione
Attività individualizzate Attività per rafforzare un'abilità o il metodo di studio, anche per imparare a usare gli strumenti
Attività personalizzate Come l'insegnante adatta le lezioni al suo modo di imparare
Strumenti compensativi Gli strumenti che sostituiscono o facilitano il compito difficile, per esempio la sintesi vocale che trasforma la lettura in ascolto
Misure dispensative Le attività da cui è dispensato perché il disturbo le rende troppo faticose, per esempio leggere ad alta voce davanti alla classe
Verifiche e valutazione personalizzate Come saranno compiti in classe e interrogazioni (tempi, forma, tipo di prova) e come verranno valutati

Due cose da sapere:

  • Il PDP non abbassa gli obiettivi. Le misure dispensative servono a evitare fatica e disagio nei compiti toccati dal disturbo, «senza peraltro ridurre il livello degli obiettivi di apprendimento» (DM 5669/2011, art. 4). Gli obiettivi restano quelli dei programmi nazionali; cambiano il modo di arrivarci e il modo di verificarli. La valutazione deve guardare soprattutto ai contenuti, non agli errori legati al disturbo (art. 6).
  • La famiglia può portare informazioni utili: le Linee guida dicono che potete segnalare alla scuola anche ciò che vostro figlio ha imparato a fare da solo o fuori dalla scuola, per esempio usare un programma di sintesi vocale.

Il PDP non è il PEI: il Piano Educativo Individualizzato è il piano per gli alunni con disabilità certificata (Legge 104/1992). Per i DSA si usa il PDP.

Chi lo prepara e chi lo firma

  • Alla primaria lo preparano gli insegnanti della classe; alle medie e alle superiori il consiglio di classe. Ogni insegnante partecipa per la propria materia.
  • La famiglia partecipa: le Linee guida chiedono alla scuola un «raccordo» con i genitori, che condividono le scelte e firmano con la scuola un patto educativo. Con il patto autorizzano gli insegnanti ad applicare gli strumenti e le misure previste, nel rispetto della riservatezza.
  • Le firme: la Circolare ministeriale n. 8 del 2013, che dà le indicazioni sui piani personalizzati per gli alunni con bisogni educativi speciali, prevede che il PDP sia firmato dal dirigente scolastico (o da un docente da lui delegato), dai docenti e dalla famiglia. Se servono dati sensibili, come quelli sanitari, nel PDP va inserita l'autorizzazione della famiglia a trattarli.
  • Vostro figlio: le Linee guida riconoscono agli studenti il diritto a una spiegazione chiara del proprio modo di imparare e prevedono che, quando l'età lo permette, suggeriscano agli insegnanti le strategie che hanno imparato a usare. Con i ragazzi più grandi conviene decidere insieme quali misure servono davvero.
  • Il referente DSA della scuola, se c'è: è un insegnante che informa i colleghi e le famiglie e fa da tramite. Non tutte le scuole lo hanno, perché non è obbligatorio.

Entro quando, e ogni quanto si rivede

Entro il primo trimestre. Le Linee guida chiedono alla scuola di preparare il documento «in tempi che non superino il primo trimestre scolastico». Se la certificazione arriva durante l'anno, la norma nazionale non fissa un termine: chiedete alla scuola in quali tempi verrà preparato.

La revisione. La Legge 170 prevede che le misure siano «sottoposte periodicamente a monitoraggio per valutarne l'efficacia». Non esiste però una cadenza fissata a livello nazionale: è il dirigente scolastico a definire, con i docenti, come e quando rivedere il PDP. Le Linee guida suggeriscono incontri con la famiglia ogni uno o due mesi, a seconda delle situazioni.

Chiedete alla scuola quando è previsto il prossimo incontro. Ci sono momenti in cui conviene chiedere di rivedere il PDP: l'inizio di un nuovo anno, un cambio di insegnanti, un aggiornamento della certificazione, il passaggio alle medie o alle superiori, oppure quando una misura non funziona.

Il PDP agli esami e nelle prove INVALSI

Il PDP accompagna vostro figlio anche alle prove più importanti (D.Lgs. 62/2017, artt. 11 e 20). All'esame di terza media l'ammissione e la valutazione sono coerenti con il PDP; alla maturità lo studente è ammesso sulla base del PDP. Agli esami si possono usare gli strumenti previsti dal PDP, se sono già stati usati nelle verifiche durante l'anno o se la commissione li ritiene utili; nelle prove INVALSI, se il consiglio di classe li prevede.

Per questo conviene che gli strumenti scritti nel PDP vengano usati davvero durante l'anno, non solo citati. Tempi più lunghi, lingue straniere, prove INVALSI e diploma, nel dettaglio: Strumenti compensativi e misure dispensative.

Se il PDP non arriva o non viene applicato

Prima di tutto un colloquio: spesso un ritardo o una misura dimenticata si risolvono parlando. Le norme indicano chi, nella scuola, ha un ruolo preciso:

  1. gli insegnanti e il coordinatore di classe: chiedete a che punto è il PDP, oppure quale misura non viene applicata e perché;
  2. il referente DSA, se la scuola lo ha: fa da tramite tra famiglie e insegnanti;
  3. il dirigente scolastico: garantisce i servizi offerti dalla scuola e coordina la preparazione e la revisione dei PDP. Potete chiedere un colloquio o scrivergli, con una richiesta protocollata come la certificazione;
  4. l'Ufficio scolastico regionale: coordina le scuole della regione e ha un referente regionale per i DSA (l'elenco è sul sito del Ministero).

Conservate una copia del PDP firmato e annotate le date dei colloqui. Questa pagina non è una consulenza legale: per una contestazione formale serve un professionista.

Non avete ancora la certificazione?

La certificazione valida per la scuola la rilascia il servizio pubblico e, nelle regioni che lo prevedono, anche centri ed équipe privati accreditati o autorizzati. Le regole cambiano da regione a regione.

Domande frequenti

Con la certificazione DSA il PDP è obbligatorio? Sì, nella sostanza: con la certificazione la scuola deve garantire e mettere per iscritto gli interventi personalizzati, con gli strumenti compensativi e le misure dispensative (DM 5669/2011, art. 5). Le Linee guida dicono che questo documento «può acquisire la forma» del PDP, e in pratica è quasi sempre il PDP: anche le norme sugli esami vi fanno riferimento. Va preparato entro il primo trimestre.

Abbiamo una diagnosi privata non ancora convalidata: si può avere il PDP? Sì, se il consiglio di classe lo decide. La Circolare ministeriale n. 8 del 2013 raccomanda alle scuole, in attesa della certificazione, di adottare comunque le misure della Legge 170 se il consiglio di classe riscontra difficoltà riconducibili al disturbo. Quando una diagnosi privata vale per la scuola dipende dalla regione: La diagnosi privata vale per la scuola?. Senza certificazione valgono le regole per gli altri bisogni educativi speciali: DSA e BES, che differenza c'è.

Alla scuola dell'infanzia si fa il PDP? No. Secondo le Linee guida la diagnosi di DSA si può fare con certezza solo dalla fine della seconda primaria (da che età), e il Ministero indica, per i bambini con bisogni particolari, un profilo educativo o un altro documento di lavoro, non un PDP.

Possiamo chiedere di cambiare qualcosa nel PDP? Sì. Il PDP si costruisce con la famiglia e si rivede durante l'anno: chiedete un incontro al coordinatore di classe e spiegate quale misura non funziona o cosa è cambiato.

All'università c'è il PDP? No: all'università gli atenei garantiscono tempi aggiuntivi, strumenti compensativi e un servizio di accoglienza e tutorato per gli studenti con DSA. Come si chiedono: DSA all'università e nei concorsi pubblici.

Fonti

  • Legge 8 ottobre 2010, n. 170, art. 5 (diritto a provvedimenti dispensativi e compensativi; comma 3: monitoraggio periodico delle misure): testo su Normattiva.
  • Decreto ministeriale 12 luglio 2011, n. 5669: art. 2, comma 3 (consegna della certificazione), art. 4 (misure dispensative senza ridurre gli obiettivi), art. 5 (interventi individualizzati e personalizzati, anche con un Piano didattico personalizzato), art. 6 (valutazione).
  • MIUR, Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con DSA, allegate al DM 5669/2011: par. 3 (didattica individualizzata e personalizzata; strumenti compensativi), par. 3.1 (contenuti del documento, primo trimestre, raccordo con la famiglia, p. 8), par. 6.1 (Uffici scolastici regionali, p. 22), par. 6.2 (dirigente scolastico: protocollo, elaborazione e revisione, p. 23), par. 6.3 (referente d'istituto, p. 24), par. 6.4-6.6 (docenti, famiglia e patto educativo, incontri mensili o bimestrali, studenti, pp. 24-25): PDF sul sito del Ministero.
  • Accordo Stato-Regioni del 25 luglio 2012, "Indicazioni per la diagnosi e la certificazione dei DSA", art. 1, comma 3 (31 marzo negli anni finali dei cicli; eccezione della prima certificazione): testo in Gazzetta Ufficiale.
  • Regione del Veneto, DGR n. 2723 del 24/12/2012, punto 2 (diagnosi "non oltre il 15 febbraio" negli anni terminali di ciascun ciclo), confermata dalla DGR n. 2315 del 9/12/2014: pagina Normativa DSA.
  • Circolare ministeriale n. 8 del 6 marzo 2013, prot. 561, indicazioni operative sulla Direttiva del 27/12/2012 (PDP deliberato dal consiglio di classe e firmato da dirigente, docenti e famiglia; misure in attesa della certificazione; 31 marzo).
  • Ministero dell'Istruzione, nota «Alunni con bisogni educativi speciali. Chiarimenti» (2019): il PDP come strumento condiviso, non adempimento burocratico; alla scuola dell'infanzia un profilo educativo e non un PDP: PDF sul sito del Ministero.
  • D.Lgs. 13 aprile 2017, n. 62, art. 11, commi 9-15 (primo ciclo: PDP preparato dai docenti contitolari alla primaria e dal consiglio di classe alla secondaria di primo grado; esame e INVALSI) e art. 20, commi 9-14 (esame di Stato del secondo ciclo; comma 13: esonero dalle lingue e attestato): art. 11 su Normattiva, art. 20 su Normattiva.

Fonti consultate il 10/10/2026.


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